Gli anelli complici e accusatori

Gli anelli complici e accusatori

A volte non ci accorgiamo di cose avvenenti che ci succedono. Gli anelli complici e accusatori.

Le desideriamo ardentemente, ma poi quando si avverano non siamo pronti a riceverle e non le accogliamo.

Forse le rifiutiamo, quasi a voler sottolineare che non meritiamo di averle. Gli anelli complici e accusatori.

Quel mattino Alina si apprestò ad uscire di casa per raggiungere la scuola media statale numero uno. La formazione era incominciata solo da alcuni giorni. Nel paese dove viveva, avevano suddiviso l’istruzione delle medie inferiori in due poli, il numero uno e il numero due.

Lei era rasserenata da questo fatto; si trovava al polo numero uno così come la maggior parte dei suoi compagni delle scuole elementari. Infatti molto logicamente, l’assegnazione avveniva per luogo di residenza; si ritrovava vicino ai coetanei che le erano familiari e ad alcune importanti amicizie.

Quel giorno si stava rivelando una novità. Appena entrata in classe notò un ragazzo nuovo seduto in uno dei banchi in fondo. Stava con la testa china, intimidito da quella situazione.

«Buongiorno ragazzi!» li salutò entrando il professore di matematica. Presenziava la prima ora.

«Oggi abbiamo con noi un nuovo allievo, Damjan. Siate così gentili da accoglierlo e metterlo in pari con i compiti, se ne ha bisogno.»

Lui si alzò in piedi come a volersi presentare, ma si risedette nel giro di qualche minuto.

Era alto e snello, con capelli dritti come spaghetti color del fieno che incorniciavano un ovale olivastro. La pelle particolarmente liscia sembrava di velluto. Gli occhi così azzurri che parevano due biglie trasparenti.

Quei colori la colpirono; lei che era abituata ai suoi capelli ebano e alla sua pelle cotta dal sole estivo. Vaporosi e mossi, cercava di tenerli lisci grazie alla sorella che, apprendista acconciatore, si allenava con lei facendo pieghe al phon, settimana dopo settimana. Tutti in famiglia avevano quell’incarnato tipico mediterraneo; nulla a che vedere con chi proveniva dall’ Est Europeo o dai paesi nordici.

Capì che era straniero e lo immaginava provenire dalla ex Jugoslavia. Non ne sapeva molto, ma qualcuno lo aveva bisbigliato e il suo nome le ricordava quei luoghi.

Quel giovane forestiero le restò impresso tutto il giorno e i giorni a seguire. Lei era in quell’età in cui ogni cosa che succedeva nel suo corpo era una scoperta e le creava un’inquietudine.

Ancora era giovane ma la prima mestruazione era già comparsa, alla fine della quarta elementare; proprio il giorno in cui teneva la prima comunione. Per lei e la sua famiglia era stato precoce questo evento; al contrario alcune sue compagne ancora non ne avevano visto neanche l’ombra.

Così il suo fisico aveva iniziato a cambiare; un mutamento prorompente e improvviso.

Da quel momento e per sempre le sensazioni dentro di lei, si erano modificate; una nuova consapevolezza si stava facendo strada. Sentiva una percezione diversa di sé stessa e della realtà che la investiva ogni giorno.

Si apprestava a sperimentare la sua adolescenza con questo subbuglio ormonale al quale ancora non si era affatto abituata.

A casa si accorse di pensare a Damjan ogni giorno di più. Era nei suoi sogni e nella sua immaginazione. Occupava la sua mente come i personaggi di “Confidenze”, un settimanale che aveva iniziato a leggere durante l’estate, di cui divorava le storie d’amore. Intrecci e colpi di scena che la facevano catapultare in una realtà immaginale e dove spesso si identificava con la protagonista. Quasi sempre era quella che in situazioni disperate veniva salvata da colui che rivestiva una figura importante, qualcuno di molto forte e nobile.

Damjan nella sua fantasia, aveva preso le sembianze del principe che la salvava.

A scuola però lei faceva come se niente fosse. Lui si era inserito bene con i compagni e molti lo coinvolgevano negli sport all’aperto e nelle loro attività. Lei lo ammirava da lontano. Quel viso ovale con quella pelle di pesca, la affascinavano. Chiaro con gli occhi limpidi, come non poteva diventare il suo re salvatore?

Ma pensava: “Lui non mi vede neanche, la classe è piena di adolescenti molto più graziose di me che gli sbavano dietro e lo cercano per un nonnulla. Mentre io me ne sto in disparte.”

La sua timidezza era più forte di qualsiasi altra cosa. Nonostante stesse crescendo e diventando come un fiore che sboccia oltremisura, non si sentiva né attraente, né femminile. Anzi, tendeva a nascondere il suo corpo con vestiti inadatti e informi. Avendo avuto uno sviluppo precoce, il suo seno stava aumentando velocemente di misura. Per il momento era anche l’adolescente più alta della classe. E il suo nome a volte veniva storpiato in Alona.

Lui ogni tanto le sorrideva dal suo banco; oppure le rivolgeva qualche parola durante la ricreazione. Ogni volta che lo faceva lei gli rispondeva sfuggente e allontanandosi in fretta; le batteva forte il cuore. Forse lui si era accorto dei suoi sguardi. Era comunque convinta di non interessargli e che la sua fosse un’ attrazione a senso unico.

Poi un mattino successe un fatto, che mai si sarebbe aspettata.

Damjan le si avvicinò e le chiese di controllare insieme una cosa sulla sua agenda. Sembrava non avesse capito un compito che era da fare per il giorno stesso. Così lui aprì il suo diario scolastico e con la scusa di farle leggere qualcosa, la fece avvicinare.

Era solo una tergiversazione. Con un sorriso appena accennato, le mostrò due fedine, sottili e luminose, appoggiate all’interno del diario tra la cucitura delle pagine.

Erano due anelli fini, di quelli che di solito si portano in quantità più numerosa, forse cinque o sei; a volte legati tra loro, altre volte slegati.

Quasi trasparenti, ma bellissimi e nonostante fossero così leggeri, brillavano come due fedi nuziali d’oro. Anelli complici e accusatori.

Lei non capì subito dove volesse arrivare; in fondo non aveva mai avuto un ragazzo prima di allora. Un compagno dell’altro sesso con cui stare insieme.

Come si stava con qualcuno? E cosa si faceva?

Erano domande a cui lei non sapeva rispondere. Questo gli creò talmente tanta ansia che non seppe come reagire.

Ne fu colpita e quel subbuglio di emozioni dentro la terrorizzava; così si arrabbiò.

Prese i due anellini e li gettò a terra; adirata urlò:

«Cosa sono? Non li voglio!» Lui forse si aspettava una reazione del genere e abbozzò un sorriso. Cercò di raccoglierli dal pavimento.

«Sono per te, prendili!»

«No, ti ho detto che non li voglio!»

Quell’angolo di vita la spaventava oltremodo, non ne conosceva le conseguenze, ne aveva una paura folle e così si era ritratta nel suo guscio, mostrandosi stronza e disinteressata. Anelli complici e accusatori.

Non era abituata ad essere corteggiata; non pensava di meritarsi l’attenzione e l’amore di un giovane attraente come lui, nonostante nel profondo del suo cuore lo desiderasse ardentemente.

Cosa avrebbero detto i suoi genitori? Ma questo pensiero era in realtà suo; cosa ne avrebbe pensato lei?

Per lei era improponibile, questo era il punto!

Se ne andò, perdendo l’occasione di gioire per il suo primo amore.

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